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Gli anni settanta

E gli anni Settanta si aprono proprio all’insegna del panciuto pilota palermitano, che ancora non immagina di aver iniziato un rapporto con la “crono” di Capodarso che sarà ricco di successi, in tutto ben cinque delle nove edizioni di quel decennio.

Da questo momento si alternano sul percorso della coppa Nissena alcuni dei nomi più prestigiosi dell’automobilismo agonistico nazionale ed internazionale, e la gara di casa raggiunge di conseguenza un livello di notorietà che le fa definitivamente conquistare un posto di primo piano nel calendario sportivo italiano e nell’interesse dei tanti appassionati della velocità in montagna. Il meglio degli “scalatori”nazionali, si diceva, a cominciare da Carlo Facetti, già pilota ufficiale Alfa Romeo, che trionfa nelle edizioni del 1971 (alla guida di una Chevron B 19) e del 1975 (su una Lola Ferraris).

Il 1972 è l’anno di Nino Vaccarella, ma anche l’edizione della polemica, dei fischi, della grande rabbia di un certo… Mauro Nesti, vincitore sul cronometro ma non nella classifica finale.

Il toscanaccio non sa di cominciare proprio da quella sfortunata domenica di settembre un rapporto con la Coppa Nissena che sarà dapprima di… odio, e poi di amore, dal quale poi nascerà negli anni a venire una serie impressionante di vittorie, ben nove fino ad oggi, vale a dire un record ormai di difficile superamento. Nesti, dunque, vince in quella edizione, ma a fine gara un reclamao della scuderia di Vaccarella – l’Ateneo all’epoca guidata da Emanuele Bruno – impone una verifica e alla pesatura delle vetture, quella del toscano viene trovata in difetto di zavorra: da qui la squalifica e la vittoria assegnata all’Abarth Osella del “preside volante”. Nesti giura di non mettere più piede a Caltanissetta, e anche la delusione degli sportivi è grande, tant’è che, poco tempo dopo, alcuni di essi faranno avere al pistoiese una coppa, a premiare la vittoria “morale” conseguita.

Ancora “Amphicar” e Carluccio Facetti si aggiudicano le edizioni del 1973 e del 1975, allorquando il percorso-elastico della Coppa si restringe a nemmeno 8 km, creando sempre diverse distanze, e record destinati a rimanere imbattuti, o meglio imbattibili. Alla XXII Coppa Nissena del 1976, toh, chi si rivede: Mauro Nesti, smaltitoli brutto ricordo di quattro anni prima, ritorna a dimostrare la sua classe sulla salita di Capodarso.
E vince ancora, o meglio vince ancora solo sul cronometro e non in classifica: stavolta gli viene contestata una partenza sbagliata, avvenuta oltre il tempoconsentito, ed è di nuovo squalifica, polemica, e quant’altro: proprio non giova l’aria nissena al forte scalatore toscano che, considerato il doppio smacco, nessuno s’illuda di vedere più a Caltanissetta. Quell’anno l’alloro cinge, così, don Mimì Scola, in gara con la sua Chevron Bmw, che si aggiudica così l’ultima gara “lunga”, cioè con il tracciato fino alle porte di Caltanissetta (10,200 km). Chissà se il pilota calabrese avrebbe immaginato di divenire il decano della Coppa Nissena, con le sue innumerevoli partecipazioni, in pratica fino ai giorni nostri: un bel record, alla faccia dell’età…

Alle sue spalle, in quella edizione, arriva un pilota che inizia anch’egli la “scalata” ad un record tutto particolare: è il catanese Enrico Grimaldi, il “principe volante” alfiere della scuderia Etna, che riuscirà a collezionare una serie impressionante di secondi posti nella cronoscalata nostrana: senza contare che con lui ritornano anche i blasoni in Coppa, come all’epoca d’oro, e dopo i Pucci e Spadafora. Ma questo non basta al pilota etneo (un vero maniaco nel provare e riprovare il percorso, lasciando qua e là le sue “pennellate” di vernice per i riferimenti in corsa) che nelle due seguenti edizioni arriva ancora alla piazza d’onore, e tanto per cambiare alle spalle del solito “Amphicar”, nel frattempo rimessosi in…linea.

Nel 1979 una altro ritocco alla lunghezza del tracciato, col traguardo posto all’ottavo chilometro: ormai il villaggio Santa Barbara, col suo storico rettilineo, è un ricordo per piloti e spettatori, che tra polemiche e divieti – sulle ali della sicurezza pubblica – si devono accontentare di questa nuova lunghezza: e intanto qualcuno ricorda quel pilota di casa che proprio sul lungo rettifilo di Terrapelata con una mano teneva il volante, con un'altra abbassava il vetro del finestrino per salutare amici e parenti schierati ai bordi della strada… Così come vengono anch’essi “tagliati”, e regalati al solo ricordo, alcuni dei tratti storici del percorso, dove si vedeva chi aveva “piede” e chi no: la curva di Gabriele, il citato curvane di Xiboli, il succesivo ponte Nocilla (dal cui parapetto sono “volate” nella scarpata sottostante più d’una vettura, e per questo punto strategico per l’osservazione del pubblico), la curva del “quartararo”, ultima insidia primo del traguardo dell’Agip, ormai all’ingresso della città. Quell’anno Osella “vestita” Lubiam di “Amphicar” fa cinquina, ed è quello l’ultimo trionfo nisseno del pilota palermitano.