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La storia recente

Le ultime edizioni appartengono, ormai, alla storia recente della competizione, che – sempre grazie ai non pochi sforzi dell’organizzazione dell’Aci – si qualificherà sempre più, accrescendo le sue validità, aprendo alle “storiche”, conquistando insomma un punto di riferimento ormai saldo nel panorama motoristico nazionale, in un contesto – proprio quello delle gare in salita – sempre più attraversato da profonda crisi. Al successo della Gisa (costruita a Biancavilla, sull’Etna) di palazzo nel 1995, fa seguito quello di Nesti l’anno successivo, che suona così la…nona sinfonia di vittorie nissene, con…contorno di rissa tra Palazzo e il direttore di gara La Delfa, presente in sostituzione forzata di Claudio Diaria, anch’egli ormai presenza “storica” alla Coppa. L’anno appresso tocca al bresciano Mirco Savoldi iscrivere il suo nome per la prima volta nell’albo d’oro, e togliersi la soddisfazione di lasciarsi alle spalle (seppure di appena 19 centesimi di secondo) il campionissimo Nesti. Dopo la parentesi di Iaria dell’edizione seguente, il bresciano farà il bis nel 1999, dopodiché sarà la volta della “doppietta” di Franco Cinelli nel 2000 e 2001, anno in cui arriva l’ennesima modifica al percorso di gara, che si accorcia complessivamente a 9,800km, mentre le nuove chicane artificiali imposte per limitare la velocità hanno già fatto perdere la possibilità di riscontri tra le varie edizioni. Il toscano Simone Fagioli fa la sua edizione del 2003, e Cassia quella dell’anno scorso, a rinverdire il successo di quindici anni prima.

Dal 2004, infine, la gara siciliana è stata inserita nel calendario del Campionato Europeo Montagna per auto storiche. Fin qui la Coppa Nissena vista attraverso i protagonisti per l’assoluto: ma non è certo tutta qui la storia della competizione, perché a dare mordente, a fare da vera “anima” alla competizione, sono sempre stati loro, i piloti delle classi minori, e tra questi i piloti di casa. E qui ci sarebbe davvero da scrivere tutta una storia “parallela” sulle passioni, le tensioni, le sfide, che sono state l’essenza vera di queste cinquanta edizioni. Così come c’è da dire che, a distanza di 82 anni dalla mitica prima edizione, e al di là delle lunghe pause dettate nel tempo da motivazioni ed eventi diversi, al di là di intitolazioni e validità, all’appuntamento con lo spettacolo e la magia di Capodarso è sempre giunto puntuale, fino ad oggi, quel colore della folla che tale magia ha creato: proprio quel pubblico che ha sempre creato un’atmosfera tutta particolare, tornata di volta in volta ad aleggiare attorno alle verifiche antegara, ad una prova notte tempo, a un guasto e ad un’imprecazione, al brivido dell’incidente, a una vittoria e a una sconfitta, e all’immancabile aneddoto.